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Il progetto denominato “Google Books” non viola il copyright sulle opere digitalizzate, in quanto si tratta di un utilizzo coperto dal cd. fair use. Lo ha deciso la Corte Distrettuale di New York, con sentenza del 14 novembre 2013.

 Ricordiamo che “Google Books” è un progetto di digitalizzazione di libri cartacei finalizzato a consentirne la consultazione gratuita da parte del pubblico di internet attraverso un moderno motore di ricerca. Nell’ambito di tale progetto sono stati scansionati e resi disponibili al pubblico oltre 22 milioni di libri, nel 90% circa dei casi senza il consenso dei rispettivi titolari dei diritti.

La Corte Americana, investita della questione, ha, tuttavia, come accennato, ritenuto applicabile la cd. dottrina del “fair use”, istituto elaborato dalla giurisprudenza americana e poi codificato nella Sez. 107 del Copyright Act, che consente in alcuni limitati casi l’uso di un’opera dell’ingegno, compresa la riproduzione, senza l’autorizzazione del titolare dei diritti.

In particolare è stato affermato che:

  • Google, pur scansionando le opere intere, ne rendeva disponibile solo alcuni “estratti” e che, perciò, tale forma di diffusione non poteva in alcun modo sostituirsi all’acquisto del testo integrale nei canali tradizionali;
  • Inoltre, il programma di ricerca era strutturato in modo tale da consentire la visualizzazione – nell’ambito dei risultati della ricerca – solo degli estratti consentiti, anche se la ricerca veniva condotta sull’intero testo;
  • Il progetto Google Books, infine, non pregiudicava il mercato delle opere digitalizzate. Al contrario, secondo i giudici americani, gli utenti sarebbero stati maggiormente invogliati ad acquistare il testo completo, una volta esaminato il contenuto di una parte di esso gratuitamente.

La decisione dei Giudici Americani sicuramente susciterà reazioni contrapposte.

A nostro avviso, se è vero che, da un lato, il progetto portato avanti dalla società di Mountain View comporti un evidente beneficio per la diffusione della cultura, è altrettanto vero che, dall’altro, Google abbia tratto un evidente beneficio (in termini d’immagine, ritorni pubblicitari e traffico generato) dall’utilizzazione di opere altrui senza autorizzazione.

Sarebbe, comunque, interessante valutare (lo faremo in un prossimo post) come il progetto Google Books sarebbe stato valutato da un eventuale giudice italiano.

A voi i commenti!

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