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La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza ha chiarito che la condotta molesta del conduttore verso i vicini può legittimare la risoluzione del contratto di locazione.

Come riporta il sito Cassazione.net , la Suprema Corte ha chiarito che le condotte aggressive e gli insulti nei confronti degli altri condomini possono concretare la violazione dell’art. 1587 del c.c., secondo cui il conduttore ha l’onere di “osservare la diligenza del buon padre di famiglia nel servirsene per l’uso determinato nel contratto o per l’uso che può altrimenti presumersi dalle circostanze“.

Come noto, l’abuso nel godimento della cosa locata non postula necessariamente il concreto verificarsi di danni materiali, potendo anche consistere in un qualsiasi comportamento lesivo degli interessi del locatore (cfr. Cass. 9622/1999). Logicamente, spetterà al Giudice investito della questione determinare se nel caso sottoposto al suo esame la condotta lamentata configuri un inadempimento grave legittimante la risoluzione del contratto.

Nella vicenda di cui si è occupata la Suprema Corte, con la recente ordinanza in commento, si ribadisce il principio che spetta unicamente al giudice del merito valutare la gravità dell’inadempimento al fine di pronunciare la risoluzione del contratto. Al riguardo, va anche precisato che nel contratto di locazione in essere tra le Parti era presente una specifica clausola comportante il divieto espresso per il conduttore di arrecare molestie agli altri condomini.

Di conseguenza, ad avviso degli Ermellini, non poteva essere censurata la pronuncia impugnata, in quanto la valutazione della condotta dell’inquilino in termini di gravità dell’inadempimento era stata correttamente motivata dalla Corte d’Appello, anche alla luce dei precedenti orientamenti della giurisprudenza di legittimità che avevano qualificato le molestie verso i vicini come “abuso del bene locato” rilevante ex art. 1587 c.c.

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